Dietetica
Intolleranze alimentari
L'intolleranza alimentare è una reazione avversa a determinati cibi che, a differenza dell'allergia, non coinvolge gli anticorpi del sistema immunitario: si manifesta gradualmente ed è proporzionale alla quantità ingerita. Al centro Novavita, in via Francesco de Mura 23 al Vomero a Napoli, viene valutata con visita dietologica e gestita con una dieta di eliminazione controllata.

Intolleranza o allergia: la differenza
Un'intolleranza alimentare è un malessere scatenato dall'ingestione di particolari cibi, anche di uso comune, come il grano, i latticini e le uova. A differenza di quanto avviene nelle allergie, la reazione non dipende dall'attivazione anomala del sistema immunitario con i suoi anticorpi: è in genere meno severa, si manifesta in modo graduale ed è proporzionale alla quantità di alimento ingerita, quasi come se l'organismo si «intossicasse» poco alla volta.
Le prime osservazioni su questi disturbi sono molto antiche: già Ippocrate aveva notato gli effetti negativi legati all'ingestione di latte di mucca. Le reazioni avverse al cibo restano tuttavia una delle aree più discusse della medicina: i meccanismi alla base non sono sempre chiari e c'è ancora incertezza su sintomi, diagnosi e test. Per questo la valutazione medica è il punto di partenza.
Le cause e i tipi di intolleranza
Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari:
- intolleranze enzimatiche, determinate dall'incapacità di metabolizzare alcune componenti degli alimenti per la carenza di un enzima. La più comune è l'intolleranza al lattosio, lo zucchero del latte; un altro esempio è il favismo;
- intolleranze farmacologiche, legate a sostanze ad attività farmacologica presenti nei cibi o prodotte dall'intestino a partire da essi, come le amine vasoattive (istamina e tiramina), la caffeina e l'alcol etilico;
- reazioni agli additivi alimentari: esaltatori di sapidità, dolcificanti e conservanti sono spesso chiamati in causa.
Esiste probabilmente una predisposizione trasmessa per via ereditaria; possono contribuire anche altri fattori, come malattie, stress, una dieta squilibrata e le alterazioni della flora batterica intestinale.
I sintomi
Le intolleranze alimentari possono causare disturbi ricorrenti e persistenti, soprattutto a livello gastrointestinale, dermatologico o respiratorio. A differenza delle allergie, i sintomi non si manifestano violentemente subito dopo il pasto, ma possono insorgere col tempo:
- apparato digerente: gonfiore addominale, flatulenza, afte, inappetenza o appetito eccessivo, nausea, stipsi o diarrea, digestione prolungata o difficile; sono possibili anche iperacidità, gastrite, sindrome dell'intestino irritabile o colite;
- peso e liquidi: ritenzione idrica e improvvisi cambiamenti di peso;
- pelle: dermatiti, orticaria, acne e altre eruzioni cutanee;
- vie respiratorie: raffreddori e altre infezioni ricorrenti delle vie aeree;
- disturbi generali: capogiri, mal di testa, sonnolenza, stanchezza cronica, ansia, insonnia e forme lievi di depressione.
La diagnosi
Non esiste un test unico valido per tutte le intolleranze. Il percorso parte dalla visita: anamnesi accurata, storia dei sintomi e diario alimentare aiutano a individuare gli alimenti sospetti. Per alcune intolleranze specifiche esistono esami consolidati, come il breath test per il lattosio. Negli altri casi il riferimento resta la dieta di eliminazione seguita dalla reintroduzione controllata: se i sintomi migliorano togliendo un alimento e ricompaiono quando viene reintrodotto, il legame diventa più chiaro. Molti test commerciali proposti per le intolleranze non hanno invece una validazione scientifica riconosciuta: anche per questo conviene affidarsi a una valutazione medica.
Il trattamento: la dieta di eliminazione
Nel caso delle intolleranze alimentari occorre eliminare per qualche mese, sotto controllo medico, i cibi responsabili del disturbo, sostituendoli con alternative capaci di soddisfare le esigenze nutrizionali dell'organismo. Dopo il periodo di esclusione si prova a reintrodurre gradualmente questi alimenti nella dieta, osservando la risposta del corpo. Al centro Novavita la dieta viene costruita sulla persona e aggiornata ai controlli, e può integrarsi con il percorso dietologico quando c'è anche un obiettivo di peso.
Controindicazioni
La dieta di eliminazione è un atto medico e non va improvvisata. Serve particolare prudenza in gravidanza e allattamento, nei bambini e negli adolescenti in crescita, nelle persone anziane o fragili, in chi soffre o ha sofferto di disturbi del comportamento alimentare e in presenza di patologie croniche che richiedono un regime alimentare specifico: in questi casi ogni esclusione va decisa e seguita dal medico. Se i sintomi fanno pensare a una vera allergia, con reazioni immediate anche a piccole quantità, il primo passo è la valutazione allergologica, non una dieta per conto proprio.
Effetti indesiderati e precauzioni
Un'esclusione alimentare prolungata o troppo estesa può portare a carenze nutrizionali, per esempio di calcio quando si eliminano i latticini senza sostituirli in modo adeguato. Alla reintroduzione i sintomi possono ripresentarsi in forma transitoria: è un'informazione utile per la diagnosi, ma va gestita con gradualità. Per questo il percorso prevede controlli periodici, in cui lo schema alimentare viene adattato alla risposta dell'organismo, e nessuna categoria di alimenti viene eliminata a lungo senza un motivo clinico chiaro.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra intolleranza e allergia alimentare?
L'allergia è una reazione del sistema immunitario: compare in fretta, anche per quantità minime, e può essere seria. L'intolleranza non dipende dagli anticorpi, si manifesta gradualmente ed è proporzionale alla quantità di alimento ingerita. Per questo è spesso più difficile da riconoscere.
Come si scopre a quale alimento sono intollerante?
Si parte dalla visita: storia dei sintomi, abitudini e diario alimentare. Per alcune intolleranze, come quella al lattosio, esistono test specifici consolidati. Negli altri casi il riferimento è la dieta di eliminazione con reintroduzione controllata, seguita dal medico passo per passo.
Dovrò eliminare quell'alimento per sempre?
In genere no. L'esclusione dura qualche mese, poi l'alimento viene reintrodotto in modo graduale osservando la risposta dell'organismo. Alcune intolleranze enzimatiche, come quella al lattosio, tendono a persistere: in quei casi si lavora su quantità tollerate e alternative adeguate.
Le intolleranze possono influire sul peso?
Possono contribuire a gonfiore, ritenzione idrica e variazioni di peso, e per questo la loro valutazione rientra nel percorso dietologico del centro. Non sono però la causa unica del sovrappeso: il quadro va sempre letto dentro una valutazione medica completa.


