Ginecologia
Calo del desiderio
Il calo del desiderio, o calo della libido, è la riduzione della frequenza e dell’intensità dell’impulso sessuale, con il partner ma anche con se stessi. Al centro Novavita di via Francesco de Mura 23, al Vomero a Napoli, la ginecologa valuta le cause ormonali, psicologiche e relazionali e imposta il percorso di cura.

Le cause
Il desiderio sessuale è regolato principalmente dagli ormoni, ma risente di condizione psicologica e relazionale, esperienze passate, cultura e abitudini personali. Le cause possono essere organiche e/o psicologico-relazionali:
- disfunzioni ormonali: deficit androgenico, ipotiroidismo, aumento della produzione di prolattina;
- patologie croniche come diabete, sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, insufficienza epatica e alcuni tumori;
- abuso di alcol e droghe (cocaina, oppioidi, eroina);
- alcuni farmaci: inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, antiepilettici, alcuni antipertensivi;
- disagi nella coppia: scarsa intesa, disaffezione, assuefazione, diminuzione dell’attrazione fisica, disattenzione del partner alle esigenze affettive e sessuali;
- condizioni ambientali (figli in casa, dissapori familiari) e crisi affettive o esistenziali;
- disagi personali, collegati o meno alla sfera sessuale.
Anche pornodipendenza e cybersex possono ridurre il desiderio nella coppia, perché la soddisfazione sessuale viene cercata, spesso in modo compulsivo, fuori dalla relazione. Esiste inoltre un disturbo da eccitazione femminile legato a scarso tono dei muscoli perivaginali e ad alterata risposta ghiandolare: la sensibilità vaginale si riduce e diventano difficili eccitazione, lubrificazione e orgasmo.
Sul piano psicologico pesano i pensieri negativi sui rapporti intimi, come l’ansia da prestazione o la paura di gravidanze indesiderate e di malattie, la depressione e le esperienze poco gratificanti. Il calo della libido si può inoltre associare a dolore durante i rapporti (dispareunia) o a impossibilità alla penetrazione per contrazione involontaria della muscolatura vaginale (vaginismo).
Gravidanza e menopausa
In gravidanza il desiderio è soggettivo: alcune donne lo mantengono o lo accentuano, altre riducono i rapporti. Nel postpartum la libido è spesso più difficile da recuperare: le variazioni ormonali e l’impegno di accudire il neonato aumentano il rischio di disturbi dell’umore, e alla neomamma serve un buon supporto.
In menopausa la terapia sistemica con estrogeni, cominciata per tempo e sotto controllo medico, può migliorare l’umore, la sensibilità sessuale e la lubrificazione vaginale, a beneficio di desiderio ed eccitazione. Nell’uomo il calo della libido può invece manifestarsi con una disfunzione erettile.
I sintomi
Quando è presente un’alterazione ormonale, il calo del desiderio si accompagna spesso ad affaticamento, astenia, demotivazione generale, alterazioni del ciclo ovarico e secchezza vaginale. Sul piano psicologico si va dalla demotivazione fino a stati depressivi, o a un cambiamento di interessi in cui la sessualità non è più prioritaria.
Il disturbo può assumere due forme: il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo, con fantasie ridotte o assenti e scarso interesse ma senza rifiuto dell’intimità, e il disturbo da avversione sessuale, una vera fobia con evitamento della sessualità.
La diagnosi
La diagnosi parte da una visita accurata delle condizioni anatomiche e funzionali vulvo-vaginali e da esami ormonali mirati, utili a riconoscere un deficit androgenico. Quando il sospetto è psicologico si aggiungono test psicodiagnostici, che valutano umore basso, depressione o ansia pronunciata.
Cure e trattamenti
L’approccio principale è la correzione dell’eventuale deficit ormonale con la somministrazione degli ormoni carenti: la carenza ormonale è tra i principali fattori di calo della libido e si accentua con menopausa e andropausa. Contano il calo di testosterone, progesterone ed estrogeni e gli squilibri degli ormoni tiroidei.
Quando prevalgono i fattori psico-emozionali è indicata la psicoterapia, mirata a elaborare e risolvere i disagi che alimentano il disturbo, coinvolgendo la coppia quando il disagio la riguarda. Conviene una valutazione specialistica precoce, prima che il problema interferisca con la qualità di vita: in base alla causa il medico può rimuovere un fattore scatenante, prescrivere o sostituire un farmaco, valutare un’integrazione di testosterone o consigliare un supporto psicologico.
Le possibili terapie comprendono:
- terapie ormonali a base di estrogeni o testosterone, per migliorare lubrificazione, spessore e risposta delle pareti vaginali;
- psicoeducazione: conoscenza dell’anatomia e del ciclo di risposta sessuale, consapevolezza del proprio corpo, esame di credenze e miti sul sesso;
- training di abilità sessuali e della comunicazione tra i partner;
- esercizi di focalizzazione sensoriale, per ritrovare l’affetto attraverso il contatto fisico;
- esercizi comportamentali di Kegel, che migliorano la sensibilità vaginale e la capacità di eccitazione e orgasmo.
Per il disturbo da eccitazione femminile sono in fase di studio anche interventi medici e fisici: prodotti che aumentano il flusso sanguigno ai genitali e facilitano la lubrificazione, farmaci orali o topici e apparecchiature come radiofrequenza, elettroporazione, elettrostimolazione e campi elettromagnetici, con risultati incoraggianti quando la causa è fisica.
Al centro Novavita del Vomero il percorso comincia con la visita ginecologica e gli esami ormonali; in base al quadro si impostano terapia ormonale, percorso psicosessuologico, riabilitazione del pavimento pelvico e trattamenti fisici come la radiofrequenza.
Controindicazioni
Le terapie ormonali non sono adatte a tutte: si evitano, o si valutano con cautela, in caso di tumori ormono-sensibili in atto o pregressi (mammella, endometrio), trombosi o rischio tromboembolico elevato, malattie epatiche gravi e sanguinamenti genitali non diagnosticati. In gravidanza e allattamento terapie e trattamenti vanno rimandati o riconsiderati. La decisione spetta al medico, dopo visita ed esami.
Effetti indesiderati e precauzioni
Le terapie ormonali possono dare effetti in genere lievi e transitori: tensione mammaria, piccoli sanguinamenti, ritenzione idrica, cefalea; il testosterone, se mal dosato, può causare acne o aumento della peluria. I trattamenti fisici locali possono dare rossore e sensazione di calore transitori. La terapia viene personalizzata e seguita con controlli periodici.
Domande frequenti
Il calo del desiderio è sempre di origine ormonale?
No. Le cause ormonali, come il deficit androgenico o l’ipotiroidismo, sono frequenti ma non esclusive: contano anche farmaci, patologie croniche, stress, depressione e dinamiche di coppia. Per questo la valutazione parte dalla visita e dagli esami, prima di scegliere la terapia.
Quali esami servono per la diagnosi?
Si parte da una visita ginecologica accurata, che valuta le condizioni anatomiche e funzionali vulvo-vaginali, e da esami ormonali mirati. Quando serve, si aggiunge una valutazione psicodiagnostica per indagare ansia o umore depresso che possono contribuire al problema.
È normale un calo del desiderio dopo il parto?
È molto frequente: le variazioni ormonali, la stanchezza e l’impegno di accudire il neonato riducono spesso la libido nel postpartum. In molti casi la situazione migliora con il tempo; se il disagio persiste, è utile parlarne con lo specialista.
Il calo del desiderio in menopausa si può trattare?
Sì. La terapia ormonale, iniziata per tempo e dopo valutazione medica, può migliorare umore, sensibilità sessuale e lubrificazione vaginale. In alternativa o in aggiunta si valutano trattamenti locali, la riabilitazione del pavimento pelvico e un percorso psicosessuologico.

