Ginecologia
Dismenorrea e dolori mestruali
La dismenorrea è la mestruazione accompagnata da dolore, prevalentemente pelvico, a volte con nausea, stanchezza e malessere generale. Quando i dolori mestruali condizionano la vita quotidiana meritano una valutazione specialistica: al centro Novavita, in via Francesco de Mura 23 al Vomero a Napoli, la visita ginecologica ne individua la causa e imposta la cura.

Le cause
Le cause possono essere legate a una retroversione uterina, alla presenza di cisti ovariche, di endometriosi, di fibromi uterini o di stenosi (cioè restringimento) del canale cervicale, oltre che ad adenomiosi e poliposi. Si distingue quindi una dismenorrea primaria da una dismenorrea secondaria, che dipende da un'altra patologia sottostante.
Il meccanismo del dolore è legato alle contrazioni dell'utero, determinate dalle prostaglandine, molecole infiammatorie. Secondo le più recenti ricerche scientifiche si determina un restringimento dei vasi sanguigni che irrorano l'utero, le arterie uterine e le loro diramazioni: l'afflusso di sangue diminuisce e con esso, se pur per brevi periodi, l'apporto di ossigeno alla muscolatura uterina, che entra in sofferenza e si contrae manifestando il dolore.
I sintomi
La dismenorrea è caratterizzata da un dolore di tipo crampiforme e colico che colpisce la parte bassa dell'addome. Nei casi più marcati si associano disturbi di carattere generale: nausea, vomito, vertigini, astenia profusa, sudorazione intensa o fredda. Può esserci anche un interessamento riflesso dell'intestino, con disordini dell'alvo come la diarrea. Il dolore compare in genere con l'arrivo del flusso e tende ad attenuarsi nei giorni successivi; quando è intenso può limitare lo studio, il lavoro e le normali attività.
La diagnosi
La diagnosi va posta dal medico specialista in Ginecologia e si avvale di vari passaggi. Si parte dalla visita ginecologica con l'ecografia transvaginale; se necessario si prosegue con la sonosalpingografia e, nei casi selezionati, con gli approfondimenti strumentali: isteroscopia, risonanza magnetica, laparoscopia. Gli esami più invasivi si riservano alle situazioni in cui la dismenorrea è legata a patologie importanti, come per esempio l'endometriosi.
I rischi
Quando la dismenorrea è legata a una patologia ovarica, per esempio una cisti endometriosica, un cistoma ovarico o una cisti sierosa particolarmente voluminosa, il rischio maggiore è la torsione o la rottura della formazione cistica, con dolore acuto ed emorragia: una situazione che richiede una valutazione medica urgente. Nel caso specifico dell'endometriosi il rischio è rappresentato anche dall'infertilità: per questo una diagnosi tempestiva è importante.
Cure e trattamenti
La terapia sintomatica, in caso di dismenorrea primaria (per esempio legata a retroversione uterina), è rappresentata dai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che hanno un duplice meccanismo di azione, antinfiammatorio e antidolorifico. Quando invece la dismenorrea è secondaria ad altre patologie, come cisti ovariche o endometriosi, la terapia si basa sugli estroprogestinici (la pillola) o sugli analoghi del GnRH, che mettono a riposo le ovaie. Le ultime ricerche scientifiche indicano inoltre il magnesio quale valido supplemento e complemento terapeutico, utile a ridurre gli spasmi della muscolatura uterina e quindi il dolore pelvico.
Al centro Novavita del Vomero il percorso parte dalla visita ginecologica con ecografia eseguita in sede: la specialista individua la causa del dolore, imposta la terapia più adatta, antinfiammatoria, ormonale o di supplementazione, e programma i controlli nel tempo. Nei casi che richiedono accertamenti di secondo livello, il centro indirizza la paziente verso gli approfondimenti necessari.
Controindicazioni
Le terapie della dismenorrea non sono adatte a tutte allo stesso modo. I FANS richiedono cautela, o vanno evitati, in caso di gastrite o ulcera, di allergia a questa classe di farmaci, di alcune malattie renali o della coagulazione. Gli estroprogestinici hanno controindicazioni proprie, tra cui una storia personale o familiare di trombosi, alcune forme di emicrania, malattie epatiche rilevanti e l'abitudine al fumo, e vanno valutati anche quando si desidera una gravidanza. Per questo la scelta del farmaco non va fatta da sole: la prescrizione segue la visita e la raccolta della storia clinica.
Effetti indesiderati e precauzioni
Come tutti i farmaci, anche quelli usati per la dismenorrea possono dare effetti indesiderati, in genere lievi e transitori: disturbi gastrici per i FANS; nausea, tensione mammaria, piccole perdite ematiche tra un ciclo e l'altro o variazioni dell'umore nei primi mesi di terapia estroprogestinica; disturbi intestinali per il magnesio a dosi elevate. Ogni effetto persistente va riferito al medico, che può rivedere la terapia. Un dolore pelvico improvviso e molto intenso, diverso dal solito, merita invece una valutazione immediata.
Domande frequenti
Quando i dolori mestruali devono far pensare a una visita?
Quando il dolore è intenso, peggiora nel tempo, non risponde ai comuni antidolorifici o si accompagna a cicli abbondanti o irregolari. Anche un dolore comparso di recente in una donna che non ne aveva mai sofferto merita un controllo: può indicare una causa organica da individuare.
La dismenorrea può nascondere un'endometriosi?
Sì. La dismenorrea secondaria può dipendere da endometriosi, cisti ovariche, fibromi o adenomiosi. La visita ginecologica con ecografia transvaginale è il primo passo per individuarla; nei casi selezionati si ricorre a risonanza magnetica, isteroscopia o laparoscopia. Riconoscere l'endometriosi è importante anche per proteggere la fertilità.
La pillola serve contro i dolori mestruali?
Gli estroprogestinici mettono a riposo l'attività ovarica e in molti casi riducono il dolore, soprattutto nella dismenorrea secondaria. Sono farmaci con indicazioni e controindicazioni precise: la prescrizione arriva dopo la visita e la valutazione della storia clinica personale e familiare.
Il magnesio è utile davvero?
Le ricerche scientifiche lo indicano come supplemento valido per ridurre gli spasmi della muscolatura uterina e quindi il dolore pelvico. Va inteso come complemento della terapia, non come sostituto della diagnosi: prima si individua la causa del dolore, poi si sceglie il trattamento.


